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    Dude Reviewed - Pescetto

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    Just like the San Lorenzo Cathedral and Finollo shirt makers, Pescetto in Genova is like an institution. “My grandfather was a Sea Capitain and in 1899 set up an haberdashery selling shirts and underwear” – says Francesco Pescetto, actual owner of the shop of via Scurreria, along with his two brothers. In 1916 his uncle inherited the business and got a certificate of professional cutter in Paris. Back in Genova, he hires thirteen employees, focusing the business on the shirt. His father marked a turning point, starting collaborations with Rodex, Acquascutum and Burberry, to name a few. Pescetto recalls the times when – as a kid - he used to go with his father at Burberry: among lots of fabrics of different styles and colours, his father – although being “a retailer – picked the style of the garments that he would have sold in his shop under the label “Burberry for Pescetto”. “It was the past, today it would not be possible” – he adds. Moreover, until 2000 Pescetto has never done any clearance, thus their stockroom is no less enviable than a Vintage museum. Two floors with shoes from the 30’s, ties from the 70’s, hats in many variations, coats made of those heavy fabrics d’antan and even a still-in-working-order loom. “Many garments have been sold to buyers of big fashion houses coming here to get inspiration for the upcoming collections” points out Francesco, who now occasionally takes part to vintage fairs on the Country. Businesses like this one are the true keepers of the Italian style and need to be safeguarded from the mediatic oblivion.
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    Al pari della Laterna, della cattedrale di San Lorenzo e di Finollo, il negozio Pescetto a Genova è un’istituzione. “Mio nonno era capitano di lungo corso e nel 1899 fondò quest’attività che inizialmente era una merceria, vendeva camicie e intimo” – mi racconta Francesco Pescetto, che oggi gestisce con i fratelli il negozio di via Scurreria. Lo zio di Francesco eredita l’attività e consegue il diploma di tagliatore a Parigi nel lontano 1916; tornato a Genova, assume tredici lavoranti e incentra il business sulla sola camicia. Sarà il padre di Francesco a dare una svolta all’attività, inserendo, già negli anni ’50, marchi tra i quali Rodex, Acquascutum e Burberry. Pescetto ricorda di quando, ragazzino, accompagnava suo padre in azienda da Burberry: su un tavolo c’erano tessuti di tutti i tipi e colori e suo padre, pur essendo negoziante, decideva lo stile dei capi che avrebbe rivenduto nel suo negozio con l’etichetta “Burberry for Pescetto”. “Erano altri tempi, oggi questo non sarebbe più possibile” - aggiunge. Curiosamente, inoltre, Pescetto non ha mai praticato saldi fino al 2000 e il risultato è un magazzino che nulla ha da invidiare ad un museo del vintage. Due piani ripieni di scarpe anni ’30, cravatte anni ‘70, cappelli di ogni materiale e forma, cappotti in quei tessuti pesanti d’antan come non se ne fanno più e c’è anche un telaio d’epoca ancora funzionante. “Molti capi sono stati acquistati da buyer di grandi firme della moda, che vengono qui a trovare inspirazione per le loro collezioni di oggi” mi specifica Francesco, che oggi si diletta nelle fiere del vintage in giro per il Paese. Realtà operose e storiche come queste sono le vere “custodi dello stile italiano” e vanno preservate dall’oblio mediatico.













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    Fabio
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